RESINA EPOSSIDICA PER LEGNO: quale scegliere

RESINA EPOSSIDICA PER LEGNO: quale scegliere

Nessuna resina epossidica per legno intesa come sistema concepito chimicamente è simile ad un’altra. Se così fosse, il mio lavoro di studio di laboratorio di 25 anni, ininterrotto e mosso da profonda passione, sarebbe stato inutile.

Proprio nel tema “resina epossidica per legno” c’è tanto da disquisire. Cerchiamo di provare a discriminare un po’ di fisica, un po’ chimica per neofiti, qualche accorgimento dettato dall’esperienza dei mastri d’ascia.

I legni non sono tutti uguali

Le essenze lignee non sono tutte uguali: il rapporto lignina/cellulosa le separa per densità, la quantità di linfa e resina presenti le separa per qualità, l’umidità residua le separa nelle modiche e tipologie di intervento. L’assorbimento nel tempo di alcune sostanze e la permanenza in certi ambienti interni o all’esterno, ne limitano l’impiego in certi ambiti e prevedono decapaggi di ripristino.

Le resine epossidiche per la loro natura di base sono decisamente più “vetrose” di un legno, meno elastiche, suscettibili all’umidità in fase di applicazione. Non amano altre resine naturali perché impediscono l’adesione e la naturale penetrazione nel legno, trovano maggiore risposta meccanica su legni “duri”, ad alta densità, mentre sono meno prestanti su legni cellulosici, con molta linfa.

Lavorare con legni di pino e conifere, con tutta la resina naturale che contengono, a volte dà problemi di delaminazione e di scarsa durevolezza dell’incollaggio. Sono quindi limitate all’impiego solo essenze di prima categoria non resinose, il top di gamma, peraltro, ormai non facili da reperire.

I “PERCHÉ” dal settore nautica e dal settore mobili

Nel settore mobili i legni stagionati ed essiccati meritano una nota sulla presenza di spore, muffe e funghi, che con il tempo riescono ad aggredire un polimero termoindurente di qualsiasi tipo. Si “mangiano” la colla resinosa impiegata: basta qualche “zaffata” di umidità periodica su un legno non isolato per risvegliare tutta la microflora naturale algina e fungina. Un po’ alla volta noterete per lo più “sbollamenti” e distacchi.

Il sale. Avete mai provato ad aggiungere ad un sistema A+B di una resina epossidica, acqua e sale concentrato? Divertitevi a buttarne via un po’ soltanto per il piacere di vederne l’effetto a scopo ludico.

Affidare ad una resina epossidica una adesione strutturale con dei legni intrisi di salsedine e pretendere durevolezza strutturale non è di questo mondo. Certi scafi storici, che non tollerano troppi interventi invasivi, vanno quindi desalinizzati preventivamente; rimando le tecniche ad un altro articolo.

Il sole. È noto che le resine epossidiche soffrano i raggi solari, nella fattispecie raggi UV, infrarossi e microonde. Esistono filtri, come il benzotriazolo, che additivati ad un sistema epossidico ne prolungano la resistenza UV e ritardano l’ingiallimento. Esistono filtri che stabilizzano la degradazione infrarossa (avete presente le braci arancione vivido di un caminetto? Sono raggi infrarossi) che tende a radicalizzare il reticolo epossidico fino a disgregazione, in questo caso l’occhio nudo riconosce dapprima una opacizzazione, poi uno sfarinamento vero e proprio. Vi è già capitato tutto questo vero?

E le microonde? Non c’è quasi rimedio per queste, sono paradossalmente anche le meno considerate. Invece rappresentano un vero problema per la durata all’esterno di una resina epossidica per legno e giocano pesantemente sul mercato dei collanti specifici. Anche se, difficilmente, si arriva a concepire tanto fra gli applicatori più o meno professionisti. Vi troverete quindi ad avere “in casa” sistemi epossidici che di scheda hanno una Tg bassa. Di 50-60 °C: sono resine ideate al tempo per edilizia e finiture per pavimenti residenziali, etichettate per nautica solo a scopo di fare in fretta ad aggredire un mercato.

La resina epossidica per legno perfetta

Mi dispiace, è così, ma da sempre una Azienda commerciale si distingue da una Azienda di concept come Cores Resine, proprio perché la prima fa lavorare il laboratorio e la produzione in base a cosa la rete commerciale pretende, la seconda invece, fa lavorare la rete commerciale in base a cosa il laboratorio riesce ad ideare; sistemi che facciano la differenza sul mercato. Voi con chi vorreste lavorare per le vostre applicazioni?

I movimenti naturali del legno: non esiste essenza che non si “muova”, umidità, temperatura, ambiente di lavoro possono creare deformazioni, fessurazioni che una idonea resina epossidica per legno deve saper compensare.

Cominciamo quindi a tirare le somme. Serve una resina epossidica per legno in grado di:

  • essere elastica
  • avere una importante capacità penetrante e bagnante
  • anti-sale
  • anti-muffa
  • anti-radiazioni termiche e luminose
  • anti-umidità
  • anti-corrosiva (tutte le resine epossidiche sono anticorrosive? Sì! Ma alcune lo sono più di altre…)

Per questo motivo era giusto concentrarvisi qualche anno e concepire OCEAN LPL E OCEAN FLX, la prima per legni duri e scafi in vetroresina, la seconda, per tutte le altre essenze.

Vi invito ad una attenta lettura della parte tecnica della loro scheda tecnica dove, in sede di confronto con altre resine epossidiche per legno, troverete certamente “importanti spunti di riflessione”.

Adesso resta da sapere: “Ma per fare penetrare meglio a supporto una resina epossidica per legno, è meglio l’alcool o l’acetone?”. Chiedetemelo in WhatsApp, ci sono spesso: +393292277332

 

Alessandro Nallio Cores Resine

Responsabile Laboratori

Direttore di Produzione

 

 

 

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